L'ideologia al posto della realtà

Ho notato che le persone su certi argomenti perdono di vista la realtà pratica, quella dello spazio fisico e del tempo presente, e spostano tutto su un piano ideologico. Si tratta spesso di argomenti molto seri e la preoccupazione delle persone è assolutamente condivisibile, ma portandoli su un piano ideologico vengono tolti dalla loro realtà fisica, forse perché, per certi versi, è più semplice discuterne perché si crede di seguire un percorso più intellettuale. Ma così facendo diventa impossibile risolverli all'interno dello spazio d'influenza possibile, cioè quello locale dove avviene il fatto, e la discussione è perciò inutile.

Spesso gli argomenti riguardano problemi che derivano da un numero di casi troppo basso perché si possa giustificare lo spostamento in ambito ideologico. A meno che in chi ne parla non vi sia in realtà la paura che il problema possa accadere, piuttosto che averne una reale esperienza, paura probabilmente alimentata dai mezzi di comunicazione.

Se ad esempio un'anziana professoressa cattolica di una scuola pubblica italiana dichiarasse di fronte a tutta la classe di non poter considerare le persone omosessuali come figli e figlie di Dio, gli studenti, indipendentemente dal loro credo religioso, potrebbero giustamente protestare in quel preciso momento, soprattutto se vi fossero loro compagni tratti in causa. La scuola pubblica italiana è laica e plurale e per questo non dovrebbe essere permesso un atteggiamento simile da parte di una professoressa. D'altro canto la professoressa è cattolica, ha le sue idee, e potrebbe esigere il diritto di esprimerle di fronte ai suoi alunni.

Il fatto in questo esempio è complesso, la soluzione non è semplice, ma andrebbe cercata all'interno di quella scuola, in quella classe, con quella professoressa e quegli studenti, cioè all'interno dello spazio d'influenza possibile.

Se però i mezzi d'informazione iniziassero a parlare di quanti più casi simili è possibile trovare, facendo diventare tutti quelli sparsi qua e là nelle scuole italiane un fenomeno diffuso, parlando per esempio di "Sequestro della scuola pubblica ad opera degli insegnanti cattolici", oppure "La scuola pubblica perseguita le persone omosessuali", o ancora "Atti di discriminazione nella scuola pubblica": se avvenisse tutto questo, si attuerebbe una trasformazione di casi fisiologici in un problema ideologico difficilmente risolvibile pacificamente dalle comunità.

E le persone sarebbero giustamente portate a parlare della questione su un piano ideologico anziché sul piano locale all'interno dello spazio d'influenza possibile, non sarebbe più un problema di loro competenza diretta, cioè non sarebbero loro a potersi impegnare per risolverlo



Massimiliano Silvestri