Due mani

Emme, a, esse, esse, i.
E' il medico a costringermi, io vorrei parlare con lui ma non posso.
Emme, i, elle, i, a, enne, o.
Mi fa muovere l'indicatore e puntare le lettere disposte sul tavolo.
Se lasciasse maggiore libertà alla mia mano, potrei dirgli delle cose.
Potrei chiedergli di chiamare vi, i, vi, i, a, enne, a.
Potrei dirgli che vedo elle, e, effe, i, a, emme, emme, e.
Che non mi sento al esse, i, ci, u, erre, o.
Che ho tanta voglia di u, esse, ci, i, erre, e.
Ma niente, mi costringe a seguire le lettere del mio nome con quell'indicatore bianco mosso dalla mia mano e dalla sua mano sopra la mia, che la violenta e la costringe al suo desiderio, così che dal suo punto di vista la terapia funziona perché so scrivere il mio nome.
Ma è tutto rigido quando il medico se ne va, è tutto immobile e colorato di fuoco ghiacciato, e non c'è niente che io possa fare per chiedere aiuto, perché il fuoco è ovunque

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Massimiliano Silvestri